Quanto guadagna un tatuatore: prezzi, percentuali e costi del mestiere
“Quanto guadagna un tatuatore?” è una delle domande che arrivano più spesso a chi sta pensando di fare di questa passione un lavoro. La risposta onesta è che non esiste una cifra unica: tra chi ha appena finito il corso e chi ha la lista d’attesa piena passano differenze enormi. Quello che si può spiegare, invece, è come si forma il guadagno: da dove arrivano i soldi, quanta parte resta in tasca e cosa lo fa crescere nel tempo.
Le cifre che circolano, e perché vanno prese con cautela
Online si trovano stime molto diverse tra loro: alcune fonti parlano di poco più di mille euro netti al mese per chi è all’inizio, altre di redditi annui che superano i 40.000 euro per i professionisti affermati. Sono numeri da leggere con prudenza, per due motivi:
- quasi tutti i tatuatori in Italia lavorano in proprio, con partita IVA, e il loro reddito cambia molto da un anno all’altro;
- spesso si confonde il prezzo pagato dal cliente con il guadagno netto: tra i due ci sono la quota dello studio, i materiali, le tasse e i contributi.
Per questo ha più senso guardare i meccanismi che non le medie.
Come si stabilisce il prezzo di un tatuaggio
Ogni studio ha il suo listino, ma le formule sono quasi sempre tre.
Il minimo. È la cifra sotto cui non si lavora, anche per un tatuaggio piccolo: copre il tempo di preparazione, il materiale monouso e la sterilizzazione, che costano uguale per una scritta o per un pezzo più grande.
La tariffa oraria o a seduta. Per i lavori medi e grandi si ragiona a ore o a sedute (mezza giornata, giornata intera). È la formula più comune per i progetti che richiedono più appuntamenti.
Il prezzo a progetto. Per un lavoro su misura il tatuatore valuta disegno, dimensioni, zona del corpo e complessità, e propone una cifra complessiva.
A fare la differenza sono soprattutto l’esperienza, lo stile (un realistico a colori richiede molte più ore di un lettering), la città e la reputazione: un artista riconosciuto per uno stile preciso può chiedere tariffe più alte, perché il cliente cerca lui e non “un tatuatore”.
Quanto resta davvero: studio, collaborazione o studio proprio
La stessa cifra pagata dal cliente si traduce in guadagni molto diversi a seconda di come si lavora.
In collaborazione con uno studio (resident). È la formula più diffusa per chi inizia. Il tatuatore lavora negli spazi di uno studio e gli lascia una percentuale di ogni lavoro: in cambio ha la postazione, la clientela che arriva in negozio, la reception, la sterilizzazione e la visibilità del marchio. La percentuale si concorda caso per caso e di solito migliora man mano che il tatuatore porta clienti propri.
Come guest artist. Molti tatuatori passano periodi in studi di altre città o di altri Paesi. È un modo per farsi conoscere da un pubblico nuovo: anche qui si lavora a percentuale, spesso con lavori già prenotati prima di arrivare.
Con uno studio proprio. Si incassa l’intero prezzo, ma si pagano anche affitto, utenze, arredi, autoclave, assicurazione e, se ci sono, i collaboratori. Si guadagna di più solo se l’agenda è piena: i primi anni sono spesso i più difficili.
I costi che non si vedono
Dal fatturato vanno tolti i costi del mestiere:
- materiali: aghi e cartucce, inchiostri, guanti, pellicole, prodotti per l’igiene, tutto rigorosamente monouso o sterilizzato;
- attrezzatura: macchinette, alimentatori, lettino, illuminazione, tablet per il disegno;
- tasse e contributi: chi tatua in proprio apre la partita IVA, spesso nel regime forfettario, e versa i contributi previdenziali. Per i dettagli serve un commercialista, che è a sua volta una voce di spesa;
- formazione e aggiornamento: il corso igienico-sanitario richiesto dalla Regione, gli aggiornamenti dove previsti, le masterclass, le convention.
Le fasi di una carriera
Il guadagno cambia soprattutto con il tempo.
- La formazione. Si impara il disegno, la tecnica, l’igiene, e si ottengono i titoli richiesti per lavorare. È la fase in cui si investe.
- I primi anni in studio. Si lavora in collaborazione, si costruisce il portfolio, si accettano anche lavori meno interessanti per fare pratica e farsi conoscere.
- Lo stile riconoscibile. Quando le persone arrivano chiedendo proprio il tuo lavoro, puoi scegliere i progetti e alzare le tariffe.
- La scelta. C’è chi apre uno studio, chi diventa guest richiesto in giro per l’Europa, chi affianca al tatuaggio l’insegnamento o le collaborazioni artistiche.
Cosa fa crescere il guadagno
- Un portfolio curato, con foto di qualità di lavori guariti, non solo appena fatti.
- Uno stile preciso, invece di saper fare “un po’ di tutto”.
- La presenza online: Instagram è oggi la vetrina principale di quasi ogni tatuatore.
- La clientela fidelizzata: chi esce contento da un tatuaggio spesso ne fa un secondo, e lo racconta agli amici.
- Le convention e i guest spot, che allargano il pubblico oltre la propria città.
- Il disegno: chi disegna bene i progetti su misura può chiedere di più rispetto a chi riproduce immagini trovate online.
In sintesi
Il tatuatore è un lavoro autonomo, con entrate che dipendono da quante ore si lavora, da quanto vale il proprio nome e da come si gestiscono i costi. All’inizio si guadagna poco e si investe molto; chi costruisce uno stile riconoscibile e una clientela fedele può arrivare a vivere bene di questo mestiere.
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